giovedì 12 novembre 2009

Nuove opportunità di lavoro

vista la crisi economica il governo si affretta a varare un piano di emergenza lavoro in modo da dare un'occupazione stabile e sicura a chiunque la desideri.

dopo il grande aiuto dato ad una stretta cerchia di imprenditori dall'imponente giro d'affari (condono fiscale e pacchetto norme pro-falsificatori di bilancio) ora arriva l'occasione per tutti di dare una svolta alla propria sudata esistenza.
si tratta semplicemente di delinquere, ma attenzione, delinquere ad alto livello perchè se vi credete di rubare una mela vi sbagliate di grosso.

se invece siete disposti a tutto, chessò rubare nelle tasche di milioni di persone, frodare, sfruttare, spacciare, strozzare, corrompere, pagare tangenti, risquotere il pizzo, inquinare e magari anche uccidere i vostri dipendenti fregandovene delle norme sulla sicurezza è pronta la legge per voi:
chiunque incensurato avrà un buon avvocato capace di non far finire il processo entro due anni dalla data del rinvio a giudizio o avrà fatto talmente tali e tanti casini da rendere assolutamente impossibile arrivare a sentenza sempre nei famosi due anni,
sarà al riparo da ogni problema con la giustizia dello stato italiano purchè la pena massima prevista per i reati contestati sia inferiore a 10 anni.

è veramente una trovata geniale, stupenda, non ci sono davvero parole per decantarne la genialità e soprattutto l'onestà degli intellettuali che l'hanno partorita.
di fronte a cotanto ardore quasi che pure l'idea dell'impunità per legge degli onorevoli (al momento è solo pratica ma non teorica) risulta una semplice ciliegina.

la mia di idea sarebbe quella di mettere su un'associazione di persone per bene, di chiamarla chessò mafia o camorra tanto per dire un nome originale ed intrallazzarci con il sistema in modo da fare ogni tipo di nefandezza che porti a lucrare denaro.
che ne dite?
già esiste?
ma no! non diciamo stupidaggini!
mafia e camorra non esistono se non nella finzione altrimenti come vi spiegate che tutte le diaboliche volte in cui un magistrato si permette in questa dittatura giudiziaria di iscrivere nel registro degli indagati per favoreggiamento un politico si sollevano scudi da ogni dove e tanta caritatevole solidarietà?
se tutti i politici sono santi, sempre estranei, sempre vittime del cattivo magistrato complottista vuol dire che mafia e camorra sono davvero cacchette insignificanti.

dunque ragazzi su le maniche, nuove opportunità di lavoro si spalancano davanti a voi.
dovete semplicemente imparare dalle nostre autorità politiche cosa voglia dire etica, morale, giustizia. capisco che non è facile ma i risultati sono garantiti...



nota bene: si fa per scherzare eh! che qui per come vanno le cose mi becco l'istigazione e mi fanno il culo... si scherza, si scherza almeno a parole e ringraziate le vostre sporche coscienze perchè sia così ancora a lungo...

ricordate:

Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
(....)
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.

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mercoledì 11 novembre 2009

11-11-2007 CHI DIMENTICA E' COMPLICE




due anni dall'omicidio di gabbo...

antonello venditti in un'intervista televisiva disse pressapoco:
"come se non bastasse quanto successo a gabriele sandri per tutto il giorno dovetti assistere a quell'attacco mediatico... sapevo che erano menzogne, depistaggi quando non istigazioni a farsi giustizia da sè... osservavo tutto impotente dal divano di casa".

in occasione di lazio-sampdoria del mese scorso è accaduto qualcosa che estrapolo dalla fanzine degli ultrastito:
"11-11-2007 chi dimentica è complice"
"gabriele vive"
questi sono gli striscioni che in settimana avevamo deciso di realizzare e di portare
con noi a roma. nulla di offensivo e nemmeno di minaccioso. siamo a conoscenza delle regole che impongono l'autorizzazione per quanto riguarda l'esposizione di striscioni all'interno degli impianti sportivi. nonostente ciò, abbiamo voluto credere che almeno una volta il buon senso avrebbe avuto la meglio. ci siamo sbagliati. una volta giunti all'entrata dello stadio le f.d.o. ci riferiscono che "gabriele vive" può entrare, mentre l'altro striscione no. la scritta "11-11-2007 chi dimentica è complice" non può entrare. chiediamo spiegazioni, alle quali ci sentiamo riferire il solito "ordini dall'alto". forse qualcuno dall'alto ha ritenuto il nostro striscionie di cattivo gusto (!!!), o forse dedito ad istigare violenza (ma dove?), o magari di matrice politica?... la versione ufficiale non la sapremo mai. la nostra versione è molto semplice: qualcuno ha il culo (oltre la coscienza) sporco e desidera che ciò che è successo l'11 novemnbre del 2007 nell'autogrill di badia al pino finisca al più presto nel dimenticatoio... non abbiamo parole. anzi si: vergognatevi!

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martedì 10 novembre 2009

Petroldollari 1.2

La fine degli accordi di Bretton Woods.

Alla fine degli anni '60 gli USA ebbero paura di diminuire notevolmente le riserve auree, bloccarono così la parità aurea, lasciando al mercato il compito di stabilire il prezzo dell'oro. Si può dire che il mercato dell'oro nasca ufficialmente il 17 marzo 1968. Infatti, da quel giorno, venne creato un doppio regime che manteneva il prezzo dell'oro a 35 $/oncia per le transazioni valutarie internazionali, lasciandolo però libero di fluttuare per quanto concerneva gli scambi tra privati.
Era stata stampata molta più moneta del suo valore in oro contenuto a Fort Knox. Basti pensare che gli Usa avevano 30 miliardi di dollari in riserve auree e che, solo per la guerra in Vietnam, dal 1967 al 1972 vennero spesi più di 500 miliardi di dollari. Inoltre gli USA avevano circa 110 basi militari sparse intorno al mondo ed ognuna di queste costava centinaia di milioni di dollari l'anno. Oltre a queste enormi spese militari, c'era il fatto che alcuni paesi, tra cui la Francia, avevano iniziato a richiedere la conversione delle proprie riserve di dollari in oro. Nel 1968 le riserve di oro raggiunsero un livello così basso da essere appena sufficienti a coprire la circolazione interna del dollaro. Di conseguenza all'inizio degli anni '70, precisamente il 15 agosto 1971, a Camp David, il presidente statunitense Richard Nixon annunciò di uscire dal gold standard. Lo scopo era di svalutare la massa di dollari in possesso degli altri paesi, anche se questa mossa, secondo alcune ipotesi, fu all'origine dell'enorme processo inflattivo degli anni seguenti.
In tal modo si chiudeva l'epoca inaugurata dagli accordi di Bretton Woods e se ne apriva un'altra foriera di grossa instabilità sul piano politico, economico, strategico e monetario.
Fino al 1970 il 63% del petrolio greggio era estratto nei paesi in via di sviluppo, mentre la sua produzione era sotto il controllo di multinazionali che pagavano solo un'imposizione ai paesi produttori per estrarlo.
L'OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) iniziò, così, a prendere coscienza di poter utilizzare il petrolio come arma economica e politica controllando l'offerta mediante il controllo della capacità inutilizzata cioè la differenza tra la quantità massima estraibile e quella realmente estratta.
Inizialmente l'unico sistema per mantenere i benefici con il dollaro decrescente era aumentare la produzione, il petrolio era abbondante ed economico e per i paesi più industrializzati questo era perfetto.
In febbraio e in aprile del 1971 si tennero rispettivamente gli accordi di Teheran e Tripoli che vedevano i paesi produttori ottenere un aumento del prezzo del petrolio. Con l'accordo di Teheran l'aumento fu di 50 cents al barile e con l'accordo di Tripoli di 90 cents al barile. Nel 1971 la bilancia commerciale statunitense fu in deficit per la prima volta e il dollaro venne svalutato. L'instabilità del dollaro indicava che l'egemonia nordamericana era in declino, ma era anche uno dei mezzi per opporsi a questa crisi. Gli USA poterono giocare questa carta grazie alla relativamente minore importanza delle importazioni nella propria economia, perché un aumento del prezzo del petrolio avrebbe avuto ricadute più pesanti sull'economia dei paesi concorrenti, essendo questi ultimi totalmente dipendenti dalle importazioni di greggio, a differenza degli USA quasi autosufficienti. Così la svalutazione del dollaro causò maggior inflazione nel resto del mondo che negli Stati Uniti, che comunque non ne erano immuni.
In seguito alla prima svalutazione del dollaro del dicembre del 1971 i paesi produttori avanzarono nuove richieste di aumenti. Il 20 gennaio del 1972 venne raggiunto a Ginevra un accordo che prevedeva un aumento del 8,49 % del prezzo e soprattutto l'istituzione di una clausola automatica che legasse il prezzo del petrolio al dollaro. In questo modo, nell'eventualità di una ulteriore svalutazione del dollaro il prezzo del petrolio sarebbe aumentato automaticamente.
Questo accordo rivelava le preoccupazioni dei paesi dell'OPEC che vedevano peggiorare la propria posizione a causa della crisi del sistema monetario internazionale. Quindi le trattative con le compagnie petrolifere assumevano sempre più caratteristiche politiche e monetarie. Con l'accordo di Ginevra, si facevano pagare i costi della crisi al consumatore finale e non al produttore e gli USA ne uscivano avvantaggiati, oltre ai paesi esportatori. Infatti si incrementavano i costi di produzione per i principali concorrenti, i paesi dell'Europa Occidentale e il Giappone, perché almeno nel breve periodo gli Stati Uniti potevano spingere al massimo l'estrazione del petrolio nei propri giacimenti anche se iniziavano a scarseggiare e soprattutto, essendo il dollaro la moneta internazionale per le transazioni, potevano pagare le importazioni semplicemente stampando moneta. Infine gli Usa riuscivano ad ottenere vantaggi anche dal fatto di riuscire ad attrarre verso di sè il surplus dei capitali dei paesi esportatori offrendo tassi di interesse più elevati. Anche gli stessi paesi produttori ne uscirono avvantaggiati guadagnando partecipazioni nella proprietà del petrolio estratto. A causa della crisi che non permetteva più un'ulteriore espansione del capitale produttivo e quindi una crescita economica che assicurasse entrate fiscali adeguate alle esigenze del sistema, l'unico strumento di risposta flessibile stava nella politica monetaria, nella capacità di stampare moneta a qualsiasi velocità sembrasse necessaria per garantire la stabilità dell'economia. Ebbe così inizio l'ondata inflazionistica che avrebbe poi fatto svanire il boom postbellico.
Il boom postbellico fu mantenuto nel periodo 1969-73 grazie a una politica monetaria straordinariamente disinvolta da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna. Il mondo capitalistico traboccava di capitali in eccedenza ma aveva pochi sbocchi produttivi per gli investimenti: ne conseguiva una forte inflazione. [Harvey, 1990, pag. 183]
In sostanza gli Stati Uniti approfittarono della crisi energetica dovuta all'aumento del prezzo del petrolio voluto dall'OPEC, rompendo gli accordi di Bretton Woods e potendo così finanziare il deficit della bilancia dei pagamenti con il riciclaggio di dollari nei mercati finanziari nordamericani, come si vedrà più avanti. Con il nuovo regime di cambi flessibili voluto da Nixon, gli Stati Uniti eliminarono ogni vincolo con l'oro. Anche se ciò sembrava una liberazione dei governi rispetto alla rigidità del sistema di Bretton Woods, in realtà le variazioni nel rapporto tra le valute richiedevano una maggior quantità di riserve di dollari, da parte degli altri paesi, per mantenere la propria moneta stabile. Da una parte grazie al suo ruolo centrale, il dollaro era la moneta più utilizzata come riserva per gli stati e gli investitori privati, dall'altra le dimensioni del mercato finanziario americano attraevano capitali internazionali e rafforzavano il dominio del dollaro stesso.
Infatti i buoni del tesoro americano erano un investimento sicuro e allo stesso tempo permettevano di finanziare il debito estero americano. Inoltre gli Stati Uniti potevano importare più di quello che esportavano in cambio di carta (dollari o buoni del tesoro) ma fornivano anche un mercato per le esportazioni del resto del mondo. Grazie al flusso di ritorno di questi dollari l'eccedenza finanziaria del resto del mondo diventava una risorsa per finanziare il deficit statunitense. L'aspetto negativo di questo meccanismo è l'indebitamento crescente degli USA e la creazione di una bolla finanziaria, derivata dalla creazione eccessiva di credito.

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lunedì 9 novembre 2009

Bulgari

premesso che (e mi tiro la gufata da solo):
negli ultimi mesi le poche operazioni fatte sono andate tutte bene dunque siccome non sono 'sto scienziato è matematico che prima o dopo (più facile prima) la stecchi. ergo non fate pensieri strani e non seguitemi.

detto ciò, mi sembra che diversi titoli e indici stiano provando una reazione dopo il recente storno. siamo ad un mesetto dal natale mangiatoia festa del consumismo e ho cercato qualcosa che spesso è sensibile a questi eventi.

bulgari inoltre graficamente non mi dispiace e vista la trend rialzista, le medie mobili e il supporto statico di zona 5,60euro ho provato un lottino anche perchè tutto sommato mal che vada posso uscirmene con un -4% commissioni comprese.



ps: a proposito di natale, il mio pensiero per giovanardi

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Aneddoto per vincere scommesse

Giovanni Invernizzi, ex calciatore, ha recentemente svelato un aneddoto che riporto:

"fui espulso contro il cagliari, la squadra (Samp) era zeppa di infortunati, il presidente Paolo Mantovani mi fece il mazzo ed era convinto che avrei preso 2 giornate di squalifica. nello spogliatoio chiese chi era pronto a scommettere 100 mila lire contro 1 milione a testa. 3 miei compagni scommetterono che me la sarei cavata con una sola giornata. alla fine mi andò bene, fui fermato per un'unica domenica. il presidente allora andò dai miei compagni a chiedere quanto avrebbe dovuto pagare e poi venne da me informandomi della multa a mio carico: 3 milioni".

questo è l'unico medoto esistente per vincere facile e sicuro.
ed è anche una simpatica gestione aziendale.

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venerdì 6 novembre 2009

Petroldollari, 1,1

Il sistema di Bretton Woods.
Dal 1 al 22 luglio del 1944 si tenne la conferenza di Bretton Woods per stabilire le regole del nuovo sistema monetario internazionale. La fine della guerra era ormai alle porte e bisognava pensare a come regolare le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi del mondo.
Era evidente che il sistema monetario precedente, il Gold Standard, basato sulla convertibilità di tutte le monete in oro secondo una parità fissa, non rispondeva più alle esigenze delle principali potenze. A Bretton Woods vennero presentati due progetti: uno inglese, elaborato da Keynes, che prevedeva la costituzione di una banca centrale mondiale con il compito di regolare i rapporti tra debitori e creditori tramite l'emissione di una propria moneta e uno americano, elaborato da Harry Dexter White, che prevedeva solamente una stabilizzazione dei tassi di cambio.
Il risultato fu un compromesso tra i due progetti e vennero creati il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Il FMI aveva il compito di promuovere la cooperazione monetaria internazionale, facilitare l'espansione del commercio internazionale e promuovere la stabilità dei rapporti di cambio. La Banca Mondiale, quello di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo nei paesi coinvolti nella seconda guerra mondiale facilitando l'investimento di capitale a scopi produttivi, promuovendo l'investimento privato estero, fornendo garanzie o partecipando a prestiti, integrando l'investimento privato ed erogando, a condizioni più favorevoli di quelle di mercato, risorse finanziarie da destinare a scopi produttivi. Venne istituito anche un sistema di cambi fissi che permetteva una variazione massima dell'1% annuo rispetto al proprio valore della valuta in dollari, unica moneta che poteva essere convertita in oro con un cambio fisso di 35 dollari per un'oncia d'oro. Questo favorì l'aumento di oro nelle casse americane dovuto anche al fatto che molti paesi furono obbligati a vendere le proprie riserve di oro per poter comprare i dollari necessari per l'acquisto di materie prime. Inoltre gli altri stati erano obbligati a mantenere la parità della propria moneta con il dollaro, quindi, se gli USA immettevano sul mercato una quantità di dollari superiore alle necessità, gli altri paesi erano obbligati a comprare le eccedenze per mantenere stabile il cambio.
Con gli accordi di Bretton Woods il dollaro iniziò a svolgere la funzione che prima era svolta dall'oro e il fatto che fosse convertibile in oro ha creato una fiducia illimitata: chiunque comprasse dollari aveva la certezza di poterli convertire in oro in qualsiasi momento.
Durante tutta la fase del boom economico si instaurò una sorta di convergenza tra gli interessi statunitensi e quelli di Giappone e paesi dell'Europa Occidentale, anche se la posizione della Gran Bretagna doveva essere decisamente messa in secondo piano rispetto alla strategia statunitense. A tale scopo, i debiti di guerra contratti da Londra con gli Stati Uniti non vennero cancellati, a differenza di Germania, Francia e Italia, in quanto passo significativo per minare la posizione imperiale britannica. Infatti già nel secondo dopo guerra le imprese petrolifere americane iniziarono ad inserirsi in Medioriente. La Gran Bretagna venne espulsa dall'Arabia Saudita, con la scusa di aver firmato accordi di tipo collusivo monopolistico nel 1928 dopo che gli USA avevano ottenuto le concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti di recente accertati. E' importante osservare che l'espansione delle società petrolifere americane all'estero, ad ogni passo appoggiate dal governo statunitense, non derivava dalla necessità di importare petrolio negli USA. Il paese rimase infatti esportatore netto anche dopo la seconda guerra mondiale. Il ruolo centrale del petrolio non è nato quindi solo dall'esigenza di garantirsi il rifornimento del greggio ma anche da interessi monetari. [Halevi, 2003]
Nel 1953 dopo un colpo di stato organizzato dalla CIA, le imprese petrolifere americane ottennero il 40% delle concessioni sul petrolio iraniano che prima erano totalmente britanniche. Anche in questo caso non vi erano esigenze di importazione, ma, sul piano geoeconomico, controllare il Medioriente significava controllare l'Europa, in quanto notoriamente priva di risorse petrolifere, a differenza degli Stati Uniti che al tempo erano quasi autosufficienti . [Halevi, 2003]
Gli USA offrivano crediti e materie prime al Giappone e all'Europa e i prezzi erano fissati in dollari. Così come spesso è accaduto nella storia delle relazioni economiche internazionali, l'apertura di linee di credito era condizionata all'acquisto di merci del paese che forniva il prestito. In tal modo, si unificavano gli interessi del capitale industriale e finanziario. Tuttavia già dalla metà degli anni '60 iniziarono a manifestarsi i primi segnali di aumento della disoccupazione e dell'inflazione, caduta del saggio del profitto, perdita di competitività, caduta della produttività e della redditività delle imprese americane. La concorrenza dell'Europa Occidentale e del Giappone aumentò, dovuta anche al fatto che non avevano impegni militari e che potevano quindi concentrarsi nella produzione industriale. L'egemonia americana iniziò ad essere messa in discussione. Giapponesi ed europei quindi si concentrarono sullo sviluppo tecnologico che permettesse un aumento della produttività del lavoro e un recupero di competitività e margini di profitto.

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giovedì 5 novembre 2009

Petroldollari, introduzione

il mio amico Mattia mi ha inviato la sua tesi di laurea (redatta nel 2007) che ho letto con grande interesse.
la materia trattata ben si sposa con questo blog tantopiù che è stata sviscerata in aspetti poco chiari su cui l'informazione ufficiale ha, a mio modesto avviso, colpevolmente sorvolato.
dunque ho pensato di pubblicarla un pò alla volta.
approfittando poi della funzione "etichette" l'impaginazione finale sarà unitaria anche se la dovessi spezzare da miei post.
buona lettura.

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Il mercato del petrolio è un argomento di estrema attualità di cui si possono analizzare molteplici aspetti. E' inevitabile quindi che una tesi di laurea affronti solo alcune questioni. Non si parlerà di sostenibilità e di impatto ambientale. Non si analizzerà per quanto tempo l'ambiente sarà in grado di sopravvivere mantenendo questi livelli di consumo di idrocarburi. Non si parlerà della necessità di fonti rinnovabili e del risparmio energetico. Non ci si soffermerà neanche sulla questione del picco del petrolio (o "Picco di Hubbert") cioè il punto di produzione massima oltre il quale le riserve inizieranno a diminuire, superato il quale il prezzo dovrebbe salire vertiginosamente. L'oggetto di questa tesi sarà il rapporto tra dollaro e petrolio nel sistema economico attuale nato dopo la fine degli accordi di Bretton Woods. Si vuole cercare di capire a cosa serve controllare il prezzo del petrolio e perché è necessario per l'economia americana continuare a mantenere il dollaro come moneta per le transazioni internazionali. Si vuole spiegare perché è di fondamentale importanza per l'economia americana il controllo dei pozzi petroliferi e delle zone in cui passano gli oleodotti. Negli ultimi anni ci sono stati diversi cambiamenti come la nascita della moneta unica europea che potrebbe in futuro sostituire il dollaro nel suo ruolo di moneta internazionale per le transazioni, soprattutto petrolifere, e creare grossi problemi all'economia statunitense in pesante deficit da diversi anni. Per questo si cercherà di analizzare le guerre in Irak e in Afghanistan e le tensioni ancora oggi presenti in altri paesi come l'Iran in quest'ottica.
Il primo capitolo analizza il sistema di Bretton Woods e la sua entrata in crisi, dovuta principalmente al fatto che non era più possibile garantire la convertibilità in oro dei dollari in circolazione. Era stata stampata molta più moneta rispetto all'oro presente nelle casse statunitensi che già a fine degli anni '60 copriva appena la circolazione interna del dollaro. Si passa quindi in rassegna la prima crisi petrolifera del 1973 con la conseguente ascesa del ruolo dell'Arabia Saudita.
E' in questi anni che il ruolo del prezzo del petrolio assume la stessa importanza che aveva l'oro durante il Gold Standard. Il greggio, infatti, viene indicizzato e venduto in dollari. Il che significa che qualsiasi acquirente dell'oro nero doveva prima comprare dollari e successivamente comprare petrolio. Gli Stati Uniti trovandosi in questa posizione privilegiata potevano permettersi, in quanto detentori della valuta internazionale per le transazioni, di stampare moneta senza avere le conseguenze inflative che avrebbe avuto qualsiasi altro paese. Questo era possibile a patto di controllare il processo di formazione del prezzo del petrolio e finanziando il deficit della bilancia dei pagamenti con i petrodollari: cioè i dollari provenienti dagli esportatori di greggio.
L'Arabia Saudita era la chiave di tutto ciò: doveva investire in titoli di stato americani e impegnarsi a mantenere il prezzo del petrolio a livelli accettabili, aumentando la produzione in caso di embarghi. In cambio riceveva dagli USA sostegno politico e, se necessario, militare.
Nel nuovo sistema monetario l'egemonia del dollaro e del mercato finanziario statunitense combinavano le loro forze per aumentare la capacità di controllo e di influenza di Washington sull'economia internazionale. Da una parte la centralità del dollaro come moneta internazionale dominante qualificava la divisa statunitense come la più importante opzione di riserva di valore per gli investitori privati e i governi, dall'altra il potere di attrazione che esercitavano le dimensioni del mercato finanziario americano sui capitali internazionali rafforzava il dominio del dollaro.
Si arriva quindi alla seconda crisi petrolifera. L'Iran successivamente alla cacciata dello Scià e al ritorno in patria dell'ayatollah Khomeini attuò una politica di rialzo del prezzo del petrolio e si ritirò dal mercato. Nonostante i tentativi dell'Arabia Saudita il prezzo del petrolio aumentò di oltre il 100%.
All'inizio degli anni '80 a causa della crisi del profitto industriale, si iniziò a sostenere il settore finanziario. Emerse così un fenomeno nuovo: la finanziarizzazione. Gli investimenti produttivi non erano più sufficienti e bisognava appropriarsi di profitto prodotto da altre parti. Come? Con la speculazione: investendo sulle variazioni al rialzo o al ribasso dei tassi di interesse, dei corsi dei titoli, dei corsi dei cambi o dei prezzi di alcune materie prime soprattutto petrolio. Nacquero così nuovi strumenti finanziari: swap, futures, opzioni, Cfd. Il secondo capitolo affronta invece le guerre per il petrolio degli ultimi anni, conflitti molto diversi da quelli che hanno caratterizzato il periodo della guerra fredda e il confronto tra USA e URSS. Nell'agosto del 1990 iniziò la prima guerra in Irak. Baghdad veniva da una situazione disastrosa: la guerra con l'Iran e il basso prezzo del petrolio avevano messo il paese sul lastrico. Così la decisione di invadere il Kuwait. Già da subito fu chiaro che gli USA volevano intervenire anche se i bombardamenti americani inizieranno qualche mese dopo. In realtà il motivo principale dell'intervento statunitense era garantire la stabilità dell'area e avere un determinato prezzo del petrolio che, come si vedrà nelle pagine seguenti, massimizzi la rendita petrolifera. Con la loro presenza militare sono riusciti ad ottenerlo. Con l'implosione del blocco sovietico gli Usa si sono trovati ed essere l'unica superpotenza. Grazie al ruolo di moneta egemonica, il dollaro era notevolmente avvantaggiato: aveva una maggior protezione dalle fluttuazioni della moneta, poteva emettere banconote a scambiarle con beni e servizi (signoraggio) e poteva finanziare il proprio deficit della bilancia dei pagamenti con i petrodollari.
Negli anni '90 iniziò il processo che porterà alla nascita dell'euro, non solo per limitare il potere del dollaro ma per porsi come moneta alternativa e magari cercare di sostituirlo. Infatti il paese che emette la valuta in cui viene indicizzato il petrolio ha diversi vantaggi.Nel 2001 scoppiò la guerra in Afghanistan. Questo paese pur essendo irrilevante come produttore di petrolio e gas naturale è centrale nella lotta per il controllo del mercato petrolifero. I Talebani da alleati erano diventati nemici perché non erano riusciti ad avere il controllo. Poi con l'11 settembre arrivò anche l'occasione per poter attuare militarmente una strategia che era già stata pianificata ma che non aveva ancora trovato la scintilla che permettesse di passare dal piano politico a quello militare.
Alla fine degli anni '90 gli Usa erano il paese più indebitato al mondo e, più di prima, era necessario mantenere il dollaro come moneta internazionale per le transazioni. Saddam alla fine del 2000 decise di denominare le proprie importazioni in euro. Inizialmente questa scelta venne sottovalutata, ma dopo l'11 settembre l'Irak ritornò nel mirino degli USA e venne accusato di produrre armi di distruzione di massa violando le risoluzioni dell'Onu. Si arrivo quindi al conflitto nel marzo del 2003. La paura era che la scelta di Saddam potesse essere seguita da altri paesi in primis l'Iran. L'altro obiettivo era eliminare Saddam ed avere un governo più fedele che permettesse un maggior sfruttamento delle risorse così da ridurre la dipendenza dai sauditi che si stavano dimostrando sempre meno affidabili. Lo scontro per il controllo delle zone importanti dal punto di vista petrolifero è ancora aperto.
Il Venezuela è uno dei paesi aderenti all'Opec è al settimo posto tra i paesi produttori ed è tra i più ricchi del mondo per quanto riguarda le riserve accertate.Ma solo dopo la nazionalizzazione della Compagnia Petrolifera Statale Venezuelana (PDVSA) e l'arrivo al governo di Chávez, iniziò quella ristrutturazione che toglierà di mezzo le famiglie oligarchiche venezuelane dalla gestione del petrolio.
Ma fu nel 2006 che Chávez fece la dichiarazione più importante: si augurò che prima o poi l'Opec riesca a liberarsi dalla dittatura del dollaro, prendendo come riferimento per il prezzo del petrolio, l'euro invece che il dollaro.
Un'altra zona importante è il bacino del Caspio, sia per le importanti riserve di petrolio presenti che per il controllo delle pipeline che trasporteranno il petrolio nei mercati occidentali. Anche se non sono paragonabili alle riserve del Golfo Persico stanno assumendo enorme importanza a fronte del previsto esaurimento dei pozzi dell'Alaska e del Mare del Nord.La Russia ha sempre avuto una posizione di primo piano ma potrebbe incrinarsi da quando è stato inaugurato l'oleodotto BTC (Ceyhan-Tiblisi-Baku) in cui gli Stati Uniti hanno forti interessi.
Il grosso problema per lo sfruttamento delle risorse energetiche dell'Asia Centrale è lo status giuridico del Mar Caspio. Dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica, i nuovi stati non si sono più sentiti vincolati dai trattati precedenti.
Gli Stati Uniti e l'Unione Europea sarebbero fortemente interessati a costruire una pipeline sottomarina transcaspica anche se l'ultima parola continua ad averla la Russia che proprio lo scorso maggio ha raggiunto un accordo con Turkmenistan e Kazakistan per la realizzazione di una pipeline lungo la costa orientale del Caspio.
Ma il paese che sta creando più problemi al dominio del dollaro è l'Iran, che già dal 2003 ha iniziato ad accettare euro per il pagamento delle esportazioni di petrolio. L'anno scorso sembrava imminente la creazione di una borsa petrolifera iraniana in cui in petrolio venisse indicizzato in euro, proposta che poi è rimasta solo sulla carta ma che crea molti più problemi agli Usa che non il programma di arricchimento nucleare. Anche le riserve iraniane e di altri paesi produttori di petrolio si stanno spostando molto lentamente verso l'euro. Non sono ancora segnali di un capovolgimento ma sono comunque da tenere in considerazione.

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