martedì 23 febbraio 2010

I morti della crisi

ennesima tragedia del lavoro, un imprenditore padovano si è suicidato domenica e la lista nera e nascosta di chi schiacciato dalla crisi ha deciso di togliersi la vita si allunga.
negli scorsi mesi ho letto di gente che addirittura si è data fuoco ma sono sempre notizie non cagate dai big dell'informazione... emergono appena appena quelle più clamorose.
del resto ammettendo queste storie implicitamente si dice che la crisi c'è. e ciò evidentemente è bene non dirlo. bisogna parlare di altro, mica dei buchi pazzeschi di questo sistema...
è un pò la stessa tattica che usa "mugugno": fare casino per distogliere e parlare di altro.

capisco anche che più si parla di crisi e più questa viene percepita perciò in teoria almeno in parte comprendo il "state zitti". mi è capitato di parlare con gente che lavora sotto lo stato e che si lamenta della crisi... o testa di cazzo, ma davvero a te sono cambiate le cose? lo stato forse non ti paga più? o il tuo problema è che non riesci più a fare i lavoretti in nero? (nel caso del tipo con cui parlavo credo fosse questo il problema...).

il guaio però è che lo stare zitti, o peggio, "il tutto va bene, ne siamo fuori" fa sentire ancora più soli e disperati chi ha perso e sta perdendo tutto. e magari li fa pure sentire in colpa.

ad ogni modo qualunque cosa succeda non fate sta cazzata! a cosa serve suicidarsi? è semmai una resa che non tocca il politico, nè il giornalista, nè il banchiere, nè il sindacato, nè confindustria. è un "togliere il disturbo". ma il disturbo sono loro!!
potete fare una marea di cose, non c'è il caso che le stia ad elencare anche perchè alcune potrebbero essere lette quale "istigazione" ma se non altro posso dire espatriate, in mezzo mondo con tre spiccioli tre farete i signori. e magari avrete il piacere di incontrare un silvio scaglia, un gaucci, un craxi ecc...

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