mercoledì 20 gennaio 2010

NO!!!

no alle prescrizioni facili.
citando la dttssa
"perchè finirà per garantire l'impunità a tantissimi criminali.
Su questo non ho alcun dubbio infatti se la volontà fosse stata quella di velocizzare i processi a costo zero avrebbero ridotto le possibilità di ricorrere in appello ed aumentato il numero di ore obbligatorie lavorative giornaliere per ciascun dipendente del settore giudiziario."

no alla beatificazione di craxi.
semmai il problema è che non hanno pagato tutti. in teoria sarebbe bene rimediare a questo vuoto...
craxi ha sbagliato e ha pagato. non c'è altro da inventare. punto.
beatificarne uno per salvarne un altro? già vi fate le leggi di carta almeno le leggi di natura possiamo tenercele?! grazie.

no al modello inglese.
stadio di proprietà. stadio trasformato in centro commerciale. partite a tutte le ore in onore delle pay tv. biglietti stadio carissimi. tifosi muti e seduti. società sportive trasformate in società per azioni quotate in borsa. merchandising a go-go. turneè in cina e mondo arabo.
e poi ti ritrovi il Manchester United che chiede un prestito ai giocatori per un buco da 500 milioni di sterline (sono 572,15 milioni di euro).

no al finto perbenismo balotelliano.
segnalo a tal proposito le parole dell'avvocato romano
"Comunque sia, la parola "razzismo" significa, in buona sostanza, ritenere una razza inferiore alla propria. Per parlare di razzismo nel senso di cui sopra, quindi, bisogna vedere quale insulto viene rivolto al simpatico giocatore dell'Inter. Certamente, se una curva canta "non ci sono negri italiani", si è di fronte a un insulto di portata discriminatoria, più che razzista in senso proprio: la discriminazione può, infatti, anche prescindere dal concetto di superiorità o inferiorità di una razza. Ad esempio, si può ritenere (in modo scientificamente scorretto) gli eschimesi una razza superiore rispetto a quella caucasica, ma non desiderarne la commistione, come ad esempio avviene per le razze animali. Quindi il concetto di discriminazione è diverso da quello di "razzismo" perché non ha in sé il concetto di superiorità ma solo quello di diversità.

Il problema, in questo caso, è un altro. L'Inter ha diversi giocatori di colore ma viene insultato solo Balotelli, in modi peraltro assai vari. Si potrebbe dire che l'insultarlo per via del colore della pelle è una forma di discriminazione razziale (più che razzismo nel senso sopra spiegato), ma a quel punto - se si elimina il concetto odioso della superiorità di una razza rispetto a un'altra - si è di fronte a un insulto paragonabile a quello, tanto in voga tra i romanisti, del "Sinisa zingaro, li mortacci tua", o anche dell' "Ottavio Bianchi pelato, la Roma c'hai rovinato", oppure ancora del "Co' un generale in pensione un presidente nanetto...", "noi non siamo napoletani", pronunciati in forma organizzata ma anche sussurrati in tribuna. Anche queste espressioni sono discriminatorie nei confronti di chi presenta delle diversità rispetto al canone stereotipato dell'essere umano che in un determinato contesto spazio temporale va per la maggiore. Su un campo di calcio, se sei grasso vieni insultato come "ciccione", se sei calvo come "pelato", se sei una guardalinee donna vieni inesorabilmente catalogata come "zoccola", se sei arbitro come "cornuto" o "frocio" e via dicendo. Allora mi vien da dire che per chi è più sofisticato ci sono tanti altri sport, come il cricket, il badminton e le freccette dove questi beceri insulti non si ha modo di ascoltarli. Altri sport, un po' più rudi e maschili come la boxe, vedono una situazione simile a quella del calcio. Altri ancora, pur rudi come la boxe ma coltivati tra le classi più agiate, come il rugby, non ne han traccia. Ma noi siamo tifosi di calcio: il sottoscritto ha ben pochi capelli, ma quando c'è stato da gridare a Conte di levarsi il parrucchino non ci ha pensato due volte. Il calcio in se stesso è la più semplice espressione, per i tifosi, di "razzismo". Odiamo l'altra squadra per via della sua diversità ed anzi la ritieniamo persino inferiore alla nostra. Ma un'altra questione va aggiunta. Gli insulti a Balotelli possono dar fastidio quando mettono in evidenza la diversità del colore della sua pelle (rispetto a quella della maggioranza degli italiani: in alcuni paesi africani accade il contrario in quanto questioni di questo tipo riguardano anche la collocazione geografica). Tuttavia l'operazione mediatica che sta avvenendo va ben oltre e rovescia completamente il discorso: attualmente chiunque insulti Balotelli (ad esempio con il coro "se saltelli muore Balotelli") è automaticamente "razzista". Sapete perché? Perché i primi "razzisti" sono proprio loro. Quelli che, in modo del tutto generico, si lamentano degli insulti a Balotelli - di qualsiasi insulto - perché se insulti una persona di colore non puoi che essere "razzista", e questa è una stortura più che evidente.

Un breve pensiero tratto dal libro "England my England" di Dougie Brimson vale a chiarire il concetto:
"Nel dizionario che usiamo più spesso, il razzismo è definito come “atteggiamento o comportamento ostile verso membri di altre razze, fondato sulla convinzione dell’innata superiorità della propria razza”: di primo acchito la definizione sembra una buona ragione per condannare chi urla i cosiddetti insulti razzisti alle partite. Ma se sostituite “squadra” al posto di “razza” avrete la descrizione perfetta del comportamento della maggior parte dei tifosi nei confronti di altri fan o di giocatori della parte avversaria: qui sta la pecca nel dibattito sul razzismo all’interno del calcio. Chi grida insulti ai giocatori in campo lo fa perché sono membri della squadra avversaria e quindi una razza diversa, se volete, oppure membri della propria squadra che stanno giocando da schifo. L’unica ragione per cui il colore della pelle entra in gioco è perché aiuta a identificare l’individuo insultato. Questa è la realtà nella maggior parte dei casi del cosiddetto oltraggio razzista. Non sarà una realtà carina ma è comunque una realtà".

Personalmente condivido questo concetto. I costumi tuttavia si evolvono e la coscienza collettiva - principalmente dei non tifosi o dei nuovi tifosi - ritiene non consono un atteggiamento che negli stadi c'è sempre stato: questo può costituire una evoluzione che mi porterà tra un po' di tempo a poter insultare i giocatori avversari davanti a uno schermo televesivo e non più allo stadio, visto che l'evoluzione della coscienza collettiva porterà il Fuccillo del 2040 a ritenere sconveniente qualsiasi tipo di insulto in uno stadio, con ciò snaturando lo stesso concetto di chi assiste ad uno spettacolo di antagonismo. In una recente partita ho fatto BUUUUUUUU a un giocatore di una squadra straniera di carnagione che più bianca non si può. Una signora di una sessantina d'anni mi ha guardato come si guarda uno stupratore di bambini dicendomi "così ce squalificano il campo", al che ho replicato ridendo "A' signò, ma quello è bianco", mo' nun se po' manco più fa buuu a un avversario?". Questo la dice lunga sul lavaggio del cervello operato sulla massaia di Vigevano.
Allora, io capisco perfettamente: quando verrà Balotelli, gli farò BUUUUUUUUU (e non Uh! Uh!) come a qualsiasi giocatore avversario, che abbia la pelle bianca, gialla, rossa o verde. Con un perfetto ed egualitario atteggiamento antirazzista: Balotelli, per me, è uguale a Del Piero e quindi per quale motivo non posso fargli BUUUUUUU? Se non glielo facessi sarei razzista: lo discriminerei al contrario. Tuttavia ci squalificheranno il campo. Perché per loro, BUUUU, Uh Uh, o "se saltelli" o "devi morire" è la stessa cosa: a un giocatore bianco si può fare, a un giocatore nero no. Per quella partita sarebbe carino rovesciare la cosa, fare BUUUUUU a tutti i bianchi (come già avvenuto in passato) e magari chiedere a Balotelli solo di tagliarsi i capelli. Ma ci squalificheranno il campo lo stesso, perché siccome Balotelli...."

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