sabato 19 dicembre 2009

Petroldollari 2.0

2. Le guerre per il petrolio e la nascita della moneta unica europea.
2.1. Storia del petrolio irakeno.

Il petrolio irakeno è sempre stato di fondamentale importanza e già dalla prima guerra mondiale diversi stati cercarono di assumerne il controllo.
Il 16 maggio 1916 fu stipulato fra i governi della Gran Bretagna e della Francia l'accordo di Sykes-Picot, negoziato nel novembre del 1915 dal diplomatico francese "François Georges-Picot" e dal britannico "Mark Sykes", per definire segretamente, dopo la fine della prima guerra mondiale, le loro rispettive sfere d'influenza e di controllo sul Medio Oriente, in particolar modo sui territori fra la Siria e l'Iraq.
Alla fine della prima guerra mondiale, Francia e Gran Bretagna si spartirono il bottino medio-orientale secondo l'accordo. Il Libano e la Siria, furono annessi all'impero francese mentre la Palestina, la Giordania e le due province meridionali dell'Irak - Baghdad e Basra - entrarono a far parte dell'impero britannico.
Non si accordarono, invece, su chi si sarebbe impossessato della provincia di Mosul, l'area settentrionale dell'Irak odierno che secondo l'accordo Sykes-Picot doveva far parte della sfera d'influenza francese. I britannici comunque erano fermamente intenzionati ad aggiungere Mosul, la cui popolazione era in gran parte curda, alla loro nuova colonia irachena. Così l'esercito britannico occupò Mosul nell'ottobre del 1918 e non se ne andò più. L'importanza di Mosul si basava sulle note, anche se all'epoca ancora poco sfruttate, risorse petrolifere.Gli Stati Uniti erano entrati in guerra a fianco della Francia e della Gran Bretagna nel 1917 a condizione che nel panorama postbellico venissero tenuti in considerazione i loro obiettivi politici ed economici, tra cui l'accesso a nuove fonti di materie prime, in particolare petrolio.
La soluzione alla contesa dell'Irak fu la spartizione del petrolio di quel paese e i britannici mantennero Mosul come parte della loro nuova colonia irachena.
Il petrolio iracheno venne così spartito in cinque quote: un 23,75 % a testa a Gran Bretagna, Francia, Olanda, Stati Uniti e il restante 5% ad un magnate del petrolio, Caloste Gubenkian, soprannominato "Mister Cinque Percento" che contribuì a negoziare l'accordo.
All'Irak non rimaneva niente del proprio petrolio. Le cose sarebbero rimaste così sino alla rivoluzione del 1958.
Nel 1927 si diede l'avvio a importanti esplorazioni petrolifere e nella provincia di Mosul furono scoperti enormi giacimenti. Due anni dopo fu costruita la Iraqi Petroleum Company composta da anglo-iraniani (oggi British Petroleum), Shell, Mobil e Standard Oil of New Jersey (Exxon) che, nel giro di pochi anni, avrebbe completamente monopolizzato la produzione petrolifera irakena.
Nello stesso periodo la famiglia al-Saud, appoggiata dagli Stati Uniti, conquistò gran parte della vicina penisola arabica. L'Arabia Saudita nacque negli anni '30 come neocolonia degli Stati Uniti.
Però le società petrolifere statunitensi ed il loro governo di Washington non erano soddisfatte; volevano il controllo totale del petrolio mediorientale, così come avevano quasi il monopolio delle riserve petrolifere dell'emisfero occidentale. Ciò significava soppiantare i britannici che, in quella regione, facevano ancora la parte del leone.
Per gli Stati Uniti l'opportunità derivò dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Anche se Stati Uniti e Gran Bretagna vengono generalmente raffigurati come i più stretti alleati in tempo di guerra, di fatto erano allo stesso tempo in feroce contrasto. La guerra indebolì così l'impero britannico, sia sul territorio nazionale che all'estero, con la perdita delle importanti colonie in Asia. Nelle prima fasi del conflitto, fra il 1939 ed il 1942, non si sapeva nemmeno se la Gran Bretagna sarebbe sopravvissuta; non avrebbe mai più recuperato la sua antica posizione di dominio.Gli Stati Uniti, d'altronde, divennero sempre più potenti nel corso del conflitto, mentre sui campi di battaglia infuriava la guerra, dietro le quinte tra Stati Uniti e Gran Bretagna si dipanava una contesa per il controllo economico globale, contesa che fu talmente aspra che il 4 marzo del 1944 - tre mesi prima del D-Day, giorno dello sbarco in Normandia - il primo ministro britannico Wiston Churchill inviò al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt un messaggio alquanto insolito per il tono ostile:
"Grazie infinite per le sue assicurazioni sull'assenza di occhi di triglia [guardare con invidia] verso i nostri giacimenti petroliferi in Iran ed in Irak. Lasci che io ricambi garantendole che noi non abbiamo la minima intenzione di intrometterci nei vostri interessi o proprietà in Arabia Saudita. A questo riguardo, così come per tutto il resto, la mia posizione è che da questa guerra la Gran Bretagna non ricerca alcun beneficio territoriale o di altro genere; essa, d'altra parte, non verrà privata di alcunché le appartiene di diritto dopo aver contribuito nel migliore dei modi alla giusta causa, quantomeno non fino a quando il vostro umile servitore avrà l'incarico di occuparsi dei suoi affari" [Kolko, 1968].
Quello che questa nota evidenzia con chiarezza è che i leader statunitensi erano così risoluti ad acquisire il controllo su Iran e Irak che avevano fatto suonare il campanello d'allarme presso i vertici britannici.
Nonostante il discorso minaccioso di Churchill, non c'era nulla che i britannici potessero fare per contenere la potenza in ascesa degli Stati Uniti; nell'arco di pochi anni, la classe dirigente britannica si sarebbe adattata alla nuova realtà ed avrebbe accettato il ruolo di socio di minoranza di Washington.
Nel 1953, dopo che la CIA con un colpo di stato aveva messo sul trono lo Scià, gli Stati Uniti assunsero il controllo dell'Iran. Alla metà degli anni '50, l'Irak era sotto controllo congiunto di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Nel 1955 Washington, assieme alla Gran Bretagna, istituì il Patto di Baghdad, che comprendeva i suoi regimi satelliti in Pakistan, Iran, Turchia ed Irak. Il Baghdad Pact, o CENTO - Central Treaty Organitation - aveva un duplice scopo: da una parte contrastare l'ascesa degli arabi e di altri movimenti di liberazione in Medio Oriente e nel sud-est asiatico; dall'altra rappresentare l'ennesima di una serie di alleanze militari -le altre erano NATO, SEATO ed ANZUS- che accerchiassero il campo socialista di Unione Sovietica, Cina, Europa Orientale, Corea del Nord e Vietnam del Nord.
L'Irak, il cuore del CENTO, era indipendente solo nominalmente; i britannici vi mantenevano basi dell'aeronautica militare. Anche se il paese era estremamente ricco di petrolio, ospitando il 10% delle riserve mondiali, tuttavia contava una popolazione che viveva in condizioni di fame e di miseria; il tasso di analfabetismo era dell'80%, c'era un solo medico ogni 6000 abitanti ed un dentista ogni 500.000.
L'Irak era governato dalla monarchia corrotta di Faisal II e da una consorteria di proprietari terrieri feudali e mercanti capitalisti.
Il 14 luglio del 1958, l'Irak venne scosso da un'energica esplosione sociale. Una rivolta militare si trasformò in una rivoluzione nazionale, ed il re e la sua amministrazione furono di colpo scalzati.
Washington e Wall Street erano sbalordite. Nella settimana che seguì il New York Times, il "quotidiano ufficiale" degli Stati Uniti, sulle sue prime 10 pagine non riportava altre notizie che quelle relative alla rivoluzione irachena. Mentre oggi si ricorda meglio un'altra grande rivoluzione che sarebbe avvenuta appena sei mesi dopo a Cuba, all'epoca Washington considerava l'insurrezione irachena assai più pericolosa per i propri interessi vitali. Il presidente Dwight D. Eisenhower la definì "la più grave crisi dai tempi della Guerra in Corea". Il giorno successivo alla rivoluzione irachena, 20.000 marine iniziarono a sbarcare in Libano; il giorno dopo, 6600 paracadutisti britannici furono paracadutati in Giordania.
Questa è quella che divenne poi nota coma la "Dottrina Eisenhower". Gli Stati Uniti sarebbero intervenuti direttamente - entrati in guerra - per impedire la diffusione della rivoluzione nel vitale Medio Oriente.
I corpi di spedizione britannici e statunitensi intervennero per salvaguardare i governi neo-coloniali di Libano e Giordania; se non l'avessero fatto, l'impulso popolare proveniente dall'Irak avrebbe sicuramente abbattuto i corrotti regimi dipendenti di Beirut ed Amman.
Però Eisenhower, i suoi generali ed il suo segretario di stato John Foster Dulles avevano anche ben altro in mente: invadere l'Irak, rovesciare la rivoluzione ed insediare un nuovo governo fantoccio a Baghdad.
Tre fattori indussero Washington ad abbandonare il progetto nel 1958; il carattere travolgente della rivoluzione irachena; l'annuncio della Repubblica Araba Unita, confinante con l'Irak, in base al quale, nel caso gli statunitensi avessero cercato di invadere, le sue forze avrebbero combattuto contro le forze imperialiste; e l'energico sostegno della Repubblica Popolare Cinese e dell'Unione Sovietica alla rivoluzione. Quest'ultima avviò una mobilitazione di truppe nelle repubbliche sovietiche meridionali vicine all'Irak.
La combinazione di questi fattori costrinse i leader statunitensi ad accettare la rivoluzione irachena come fatto compiuto; Washington però in realtà non si rassegnò mai alla perdita dell'Irak. Nei tre decenni successivi, il governo statunitense adoperò numerose tattiche per indebolire e scalzare l'Irak in quanto stato indipendente. In varie occasioni - come successe dopo che l'Irak nel 1972 portò a termine la nazionalizzazione della Iraqi Petroleum Company e stipulò con l'Unione Sovietica un trattato di difesa - gli Stati Uniti fornirono massicci aiuti militari agli elementi curdi di destra che combattevano Baghdad ed aggiunsero l'Irak alla loro lista degli "stati terroristi".
Gli Stati Uniti appoggiarono gli elementi più reazionari all'interno della struttura post-rivoluzionaria contro le forze comuniste e nazionaliste di sinistra e, ad esempio, alla fine degli anni '70 plaudirono alla soppressione del Partito Comunista Iracheno e dei sindacati di sinistra da parte del governo del partito Ba'ath di Saddam Hussein.
Negli anno '80, gli Stati Uniti incoraggiarono e contribuirono a finanziare ed armare l'Irak nella sua guerra contro l'Iran, nazione in cui la Rivoluzione Islamica del 1979 pose fine alla dominazione statunitense; in realtà lo scopo degli Stati Uniti era quello di indebolire e distruggere entrambi quei paesi. L'ex Segretario di Stato Henry Kissinger rivelò il vero atteggiamento statunitense riguardo alla guerra quando affermò: "Spero che si ammazzino gli uni con gli altri".
Il Pentagono fornì all'aviazione militare irachena fotografie satellitari degli obiettivi militari iraniani, mentre nello stesso tempo lo scandalo Iran-Contra svelò che gli Stati Uniti stavano inviando all'Iran missili antiaerei. La guerra Iran-Irak fu un disastro, costò la vita a milioni di persone e indebolì entrambi i paesi.
Quando infine nel 1988 la guerra Iran-Irak terminò, le vicende in atto in Unione Sovietica stavano costituendo un nuovo e più grave pericolo per l'Irak, che aveva stipulato con quest'ultima un trattato di collaborazione militare e di amicizia. La leadership di Gorbaciov, nell'ottica di una "distensione permanente" con gli Stati Uniti, iniziò a tagliare i fondi destinati ai suoi alleati dei paesi in via di sviluppo. Nel 1989, Gorbaciov si spinse ancora più in là e ritirò l'appoggio ai governi socialisti dell'Europa Orientale, i quali in gran parte crollarono. Questo brusco cambiamento nei rapporti di potere a livello mondiale -che culminò due anni più tardi con la fine della stessa Unione Sovietica- costituì la più grande vittoria dell'imperialismo statunitense sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Inoltre spianò la via alla guerra statunitense del 1991 contro l'Irak e a più di un decennio di sanzioni, blocchi e bombardamenti che hanno devastato l'Irak e la sua popolazione.

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3 Commenti:

Alle 20 dicembre 2009 14:17 , Anonymous Anonimo ha detto...

commento veloce:
siamo passati da 1.6 a 2.0?
1.7..1.8...presente no?
Ti giri un momento e il prezzo del petrolio è già scappato via...
Scherzo ovviamente!
Blog eccellente!
ang

 
Alle 20 dicembre 2009 15:39 , Blogger LL ha detto...

sì in effetti è così per quanto possa sembrare anomalo.
praticamente è andato esaurito il primo grande capitolo che aveva per oggetto principale l'analisi del sistema di Bretton Woods e la sua entrata in crisi; era molto politico-finanziario.
esaurito quello il secondo è leggermente diverso, direi un pochino più politico-militare con le ripercussioni economiche che ne conseguono e se non sbaglio si divide in 9parti.
poi ti anticipo già che il cap.3 si divide in 5 o 6 parti.

 
Alle 20 dicembre 2009 23:59 , Blogger duca ha detto...

Allora......cosa aspetta ad andare al cinema.....L'amico Eric è il tuo film!
Ciao

Duca

 

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