venerdì 6 novembre 2009

Petroldollari, 1,1

Il sistema di Bretton Woods.
Dal 1 al 22 luglio del 1944 si tenne la conferenza di Bretton Woods per stabilire le regole del nuovo sistema monetario internazionale. La fine della guerra era ormai alle porte e bisognava pensare a come regolare le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi del mondo.
Era evidente che il sistema monetario precedente, il Gold Standard, basato sulla convertibilità di tutte le monete in oro secondo una parità fissa, non rispondeva più alle esigenze delle principali potenze. A Bretton Woods vennero presentati due progetti: uno inglese, elaborato da Keynes, che prevedeva la costituzione di una banca centrale mondiale con il compito di regolare i rapporti tra debitori e creditori tramite l'emissione di una propria moneta e uno americano, elaborato da Harry Dexter White, che prevedeva solamente una stabilizzazione dei tassi di cambio.
Il risultato fu un compromesso tra i due progetti e vennero creati il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Il FMI aveva il compito di promuovere la cooperazione monetaria internazionale, facilitare l'espansione del commercio internazionale e promuovere la stabilità dei rapporti di cambio. La Banca Mondiale, quello di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo nei paesi coinvolti nella seconda guerra mondiale facilitando l'investimento di capitale a scopi produttivi, promuovendo l'investimento privato estero, fornendo garanzie o partecipando a prestiti, integrando l'investimento privato ed erogando, a condizioni più favorevoli di quelle di mercato, risorse finanziarie da destinare a scopi produttivi. Venne istituito anche un sistema di cambi fissi che permetteva una variazione massima dell'1% annuo rispetto al proprio valore della valuta in dollari, unica moneta che poteva essere convertita in oro con un cambio fisso di 35 dollari per un'oncia d'oro. Questo favorì l'aumento di oro nelle casse americane dovuto anche al fatto che molti paesi furono obbligati a vendere le proprie riserve di oro per poter comprare i dollari necessari per l'acquisto di materie prime. Inoltre gli altri stati erano obbligati a mantenere la parità della propria moneta con il dollaro, quindi, se gli USA immettevano sul mercato una quantità di dollari superiore alle necessità, gli altri paesi erano obbligati a comprare le eccedenze per mantenere stabile il cambio.
Con gli accordi di Bretton Woods il dollaro iniziò a svolgere la funzione che prima era svolta dall'oro e il fatto che fosse convertibile in oro ha creato una fiducia illimitata: chiunque comprasse dollari aveva la certezza di poterli convertire in oro in qualsiasi momento.
Durante tutta la fase del boom economico si instaurò una sorta di convergenza tra gli interessi statunitensi e quelli di Giappone e paesi dell'Europa Occidentale, anche se la posizione della Gran Bretagna doveva essere decisamente messa in secondo piano rispetto alla strategia statunitense. A tale scopo, i debiti di guerra contratti da Londra con gli Stati Uniti non vennero cancellati, a differenza di Germania, Francia e Italia, in quanto passo significativo per minare la posizione imperiale britannica. Infatti già nel secondo dopo guerra le imprese petrolifere americane iniziarono ad inserirsi in Medioriente. La Gran Bretagna venne espulsa dall'Arabia Saudita, con la scusa di aver firmato accordi di tipo collusivo monopolistico nel 1928 dopo che gli USA avevano ottenuto le concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti di recente accertati. E' importante osservare che l'espansione delle società petrolifere americane all'estero, ad ogni passo appoggiate dal governo statunitense, non derivava dalla necessità di importare petrolio negli USA. Il paese rimase infatti esportatore netto anche dopo la seconda guerra mondiale. Il ruolo centrale del petrolio non è nato quindi solo dall'esigenza di garantirsi il rifornimento del greggio ma anche da interessi monetari. [Halevi, 2003]
Nel 1953 dopo un colpo di stato organizzato dalla CIA, le imprese petrolifere americane ottennero il 40% delle concessioni sul petrolio iraniano che prima erano totalmente britanniche. Anche in questo caso non vi erano esigenze di importazione, ma, sul piano geoeconomico, controllare il Medioriente significava controllare l'Europa, in quanto notoriamente priva di risorse petrolifere, a differenza degli Stati Uniti che al tempo erano quasi autosufficienti . [Halevi, 2003]
Gli USA offrivano crediti e materie prime al Giappone e all'Europa e i prezzi erano fissati in dollari. Così come spesso è accaduto nella storia delle relazioni economiche internazionali, l'apertura di linee di credito era condizionata all'acquisto di merci del paese che forniva il prestito. In tal modo, si unificavano gli interessi del capitale industriale e finanziario. Tuttavia già dalla metà degli anni '60 iniziarono a manifestarsi i primi segnali di aumento della disoccupazione e dell'inflazione, caduta del saggio del profitto, perdita di competitività, caduta della produttività e della redditività delle imprese americane. La concorrenza dell'Europa Occidentale e del Giappone aumentò, dovuta anche al fatto che non avevano impegni militari e che potevano quindi concentrarsi nella produzione industriale. L'egemonia americana iniziò ad essere messa in discussione. Giapponesi ed europei quindi si concentrarono sullo sviluppo tecnologico che permettesse un aumento della produttività del lavoro e un recupero di competitività e margini di profitto.

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