mercoledì 2 settembre 2009

Tre racconti da uno stato democratico & liberale

domenica durante chievo-lazio il settore ospiti del bentegodi si è improvvisamente svuotato.
viene infatti impedito l'accesso del drappo raffigurante la faccia di gabriele sandri. il motivo sta nel divieto da parte delle forze dell'ordine di fare entrare tale striscione all'ingresso del settore.

"Vietare l'esposizione di striscioni in ricordo di Gabriele Sandri non e' una decisione comprensibile, né tantomeno condivisibile".
questa è la dichiarazione di alessandro cochi, delegato allo sport del comune di roma che prosegue:
"Vorremo conoscere le motivazioni che hanno condotto a questa decisione: quanto accaduto allo stadio Bentegodi di Verona oltre a suscitare un senso di forte amarezza, ci lascia perplessi. Nell'esprimere assoluta vicinanza alla famiglia Sandri per l'ennesimo attacco gratuito ricevuto, rivolgo un sentito plauso ai sostenitori biancocelesti presenti domenica sera sugli spalti: scegliendo la via della contestazione pacifica e non violenta, hanno dato prova di grande maturità, dimostrando che la sicurezza negli stadi non passa necessariamente per strumenti di fidelizzazione come la tessera del tifoso, ma dipende spesso dal buonsenso e dalla serietà dei sostenitori".

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a firenze "53 tifosi palermitani denunciati per aver lanciato 4 petardi mentre, scortati dalla polizia, raggiungevano lo stadio franchi".
frase presa tale e quale dagli organi di stampa.

53 denunciati per 4 petardi. pare una mussa eppure...
comunque immagino i due scemi li abbiano tirati dal pullman su cui viaggiavano e tutti gli occupanti dello stesso siano stati denunciati.
se la bozza della tessera del tifoso rimarrà così deduco che tutti quei 53 (di cui come minimo 49 sono innocenti) se vorranno vedere il palermo dovranno farsi l'abbonamento alla pay-tv. a vita.

tirare un petardo in zona stadio, perchè solo lì è reato (non si parla di bomba carta!) dà leggitimità allo stato di vietare a vita lo stadio a una persona?
la denuncia, secondo le norme vigenti, dovrebbe fare scattare in automatico il daspo;
il daspo dovrebbe fare scattare in automatico il diniego di rilascio della tessera a vita.

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questo invece il racconto dei boys parma la domenica prima, resoconto della trasferta di udine, 24 - 08 - 2009:

Non hanno ancora i poteri che gli conferirebbe la Tessera del Tifoso, ma già ti mettono i piedi in testa come gli pare e piace. Le chiamano forze dell'ordine. Ma al di la del nome, della storia e della divisa, c'è una realtà ben poco gloriosa, ben poco popolare, sociale e patriottica.

Arriviamo ad Udine, ansiosi d'assistere alla prima del Parma, felici d'essere tornati in A, desiderosi di cantare per il nostro Parma. Ma poi arrivano loro. Ordine e giustizia li hanno lasciati a casa, c'è voglia di mostrare i muscoli, di farti capire chi comanda.
"Via le cinture" è l'ordine sprezzante dell'agente.
«La cintura potrei anche togliermela, ma non potete trattarci così. Umiliandoci come se fossimo delle bestie», gli risponde un nostro ragazzo.

Ma loro non sentono ragioni. Ti rispondono che devono fare rispettare la legge. Quando gli fai presente che non c'è nessuna legge che vieti ad un uomo di sorreggere i pantaloni con la cintura, loro rispondono che non importa
«Devi fare quello che diciamo noi».

Qualcuno non ci sta, non è abituato a questo clima da dittatura militare sudamericana (o sud europea?) e decide di rimanere fuori. Le nostre bandiere e i nostri stendardi entrano tutti. Non ci fanno storie ma ci dicono una cosa che non comprendiamo:
«Potete far entrare tutto, non siamo ancora a regime.»
Cosa significa? C'è un "regime" per le bandiere? Sicuramente sì.

Un nostro ragazzo aspetta un suo amico dagli ingressi. Un poliziotto lo richiama e lo redarguisce, intimandogli di entrare subito. Il ragazzo gli spiega pacatamente la situazione ma la persecuzione è immediata:
«Vieni qui e mostraci i documenti che ti diamo subito un Daspo».
E' solo un agente semplice, ma con gli ultras può permettersi di fare il ducetto. Dopotutto chi li tutela i tifosi?

Alcuni tifosi del Parma, di fuori provincia, vengono spediti insieme ai tifosi dell'Udinese. Chiediamo agli agenti di lasciarli venire con noi, per evitare inutili tensioni, ma loro rispondono picche. Li invitiamo ad avere buonsenso e loro rifiutano.
«Non possiamo avere buonsenso, dobbiamo far rispettare la legge, giusta o sbagliata che sia».
La ragione, evidentemente, l'hanno lasciata nello spogliatoio, dal momento che hanno indossato l'uniforme.

Finita la partita i pullman partono. Quando tocca al nostro uscire dallo stadio lo bloccano improvvisamente e chiudono i cancelli. Subito dopo arrivano poliziotti e carabinieri.
Temendo il peggio allertiamo i ragazzi con le telecamere, affinché possa rimanere una prova degli eventuali abusi. Ma i paladini della videosorveglianza se ne accorgono e non gradiscono.
«Spegnete tutto, è un'operazione di polizia»,
gridano gli uomini con la divisa. Le prove video vanno bene, ma a senso unico.
Forse funzionava così anche in Argentina e in Cile.

Chiediamo spiegazioni ma non ce le danno. Potrebbero anche ammazzarci e chissenefrega. Dopotutto siamo ultras, una giustificazione la troverebbero. Mica sei un politico corrotto o un mafioso.
Un loro collega ha ammazzato Sandri e l'ha fatta franca, nonostante i testimoni. Ripensiamo alla Diaz e ad Aldrovandi. Colpirne uno per educarne cento. Succederà anche a noi? Ci mettono in fila, e ci riprendono uno a uno. E' come in un lager: loro gli aguzzini, tu la vittima. Alla fine ti lasciano andare. Che bello, siamo ancora vivi. Per ora.

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