lunedì 26 maggio 2008

Sicurezza sul lavoro: (dis)imparate dalla cgil

complimenti ai tre studenti della cattolica (sostituitisi provvisoriamente a giornalisti e ispettori vari) che hanno reso pubblico come si lavora in un cantiere edile milanese il cui terreno apparteneva alla cgil di milano, venduto quando è diventato edificabile il sindacato ne ha ottenuto la costruzione di propri uffici. il tutto naturalmente in un cantiere della lega cooperative.
gli operai vengono beccati sospesi sulle impalcature privi di imbracature (o comunque non a norma) e senza casco si sporgono a dieci metri d'altezza per afferrare i carichi in arrivo dalle gru.
eccovi il video integrale realizzato dagli studenti.

4 Commenti:

Alle 26 maggio 2008 13:43 , Anonymous Anonimo ha detto...

Un giorno bastoni i politici, un giorno i poliziotti, un giorno i media, un giorno i pezzi grossi della finanza.
Il sindacato mancava.

Continua così però stai attento perche' potresti infastidire gente che non gradisce i ribelli...

Ciao L.

 
Alle 26 maggio 2008 14:32 , Blogger LL ha detto...

beh così se mi succede qualcosa di brutto ne sappiamo tutti il perchè

;-)

 
Alle 27 maggio 2008 14:55 , Blogger Zener1992 ha detto...

CGIL & c. sono solo bravi a predicare.
Quando si tratta di ruzzolare, invece, ruzzolano molto male.
Comunque sul discorso sicurezza cambierei la prospettiva: ai datori costa poco investire in sicurezza;
nella pratica è difficile imporre l'uso di certe protezioni: il casco? i guanti? le antinfortunistiche?...se ci sono 25-30 gradi ti mandano a quel paese (esperienza personale) però se il pirla di turno si trova su un ponteggio, magari con una mano fuma e con l'altra risponde al cellulare se cade sono - per legge - cazzi del datore.
Altro esempio: al porto di Genova purtroppo ci sono stati dei morti e non per mancanza grave di misure di sicurezza ma per imperizia di un collega (questo lo si diceva fuori dai cortei)...ovvio che a invocare più sicurezza siamo tutti più bravi ma a mettersi l'elmetto col caldo un po meno.
Poi ci sono i casi tragici di Thyssenn dove i manager hanno delle precise responsabilità e qui investimenti in sicurezza sembra non ne siano stati fatti a sufficienza: nel settore acciaio va bene fermare il lavoro ma guai a fermare la produzione...se sei addetto alla manutenzione e rompi le palle che c'è un impianto da fermare non ti daranno mai più il passaggio di livello, lo stipendio rimane lo stesso ecc..e allora chiudi un occhio e via.
insomma ogni storia di sicurezza è diversa dall'altra: vedo invece che si fa di tutta l'erba un fascio.

 
Alle 28 maggio 2008 14:21 , Blogger Zener1992 ha detto...

S & L ti ha copiato il post.
fossi in te gli chiederi i diritti:)
Roby

 

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